Daniele Guido Parte di Te Body Painter

Intervista a Guido Daniele: il bodypainting e molto altro

11 maggio 2016
Redazione

Guido Daniele è un body painter ma prima ancora uno scultore, un amante dell’arte classica, un ricercatore, un visionario che unisce armonicamente il corpo al colore, al fondale, all’ambiente. Un artista che, tra i numerosi lavori che ha fatto, ha dato vita alla campagna pubblicitaria di lenti a contatto giornaliere di  Bio True – marchio di Bausch + Lomb – che prende il nome di “Parte di te”. Scopriamo insieme chi è Guido Daniele.

Come nasce la tua passione per il bodypainting?
Nei primi anni ’90, una grande foto editor, Giovanna Calvenzi, ha avuto un intuizione geniale. Mi chiese di fare la copertina per la rivista “Amica”: partendo da una modella, che sarebbe stata fotografata poi da Paola Mattioli, io avrei dovuto dipingere una statua di marmo in bodypainting, con addosso dei gioielli di Pomellato. Da qui, la convinzione che questa fosse una bella idea. Ho iniziato a proporla alle agenzie pubblicitarie con le quali lavoravo ma una volta mi sono addirittura sentito rispondere che ero pazzo a pensare di poter essere pagato per disegnare e dipingere sul corpo di una modella. Ho dovuto insistere per far comprendere che era un’idea vincente.

Daniele_Guido_Opere_bodypaintingIl lavoro al quale sei più affezionato?
Dico sempre l’ultimo che ho fatto. E in questo caso si tratta di una trasposizione umana di quadri famosi, un lavoro che ho fatto con vero piacere insieme a Gaetano Mansi.

Quali materiali usi e quali tecniche?
Il bodypainting è un’arte molto particolare perché, anzitutto, va fatto in giornata. Dopodiché bisogna disfare tutto. Ed è quest'aspetto, forse, che la rende un’arte unica nel suo genere. Uso ciprie colorate, sostanze esclusivamente atossiche e anallergiche, testate. Ho la certezza che non facciano male e che siano lavabili.

Vedi il progetto nel corpo o il corpo ti ispira un disegno?
Di solito parto dal progetto. E per ogni disegno che ho in mente o che mi chiedono, cerco il corpo perfetto, la mano perfetta per una determinata esigenza. Per esempio, con le opere d’arte, abbiamo cercato modelle che somigliassero alle persone raffigurate nei vari quadri.

La campagna “Parte di te” per Bio True: raccontacela.
È una campagna alla quale sono molto affezionato perché mi ha dato la possibilità di unire la pittura del fondale al bodypainting: ho cercato di armonizzare  lo sfondo con il soggetto, unendoli e rendendoli omogenei. Che poi è quel che facevo già negli anni ’90, quando dipingevo il cielo sui corpi delle modelle.

La tua carriera? Il tuo curriculum è chiaro ma raccontaci...

Ho frequentato il Liceo artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti e Scultura di Brera. Io volevo fare lo scultore, realizzare opere in ferro e ricordo anche che ero stato da un amico fabbro per farmi raccontare un po’ qualche trucco del mestiere. I miei genitori assolutamente non era d’accordo con la mia idea di vivere di scultura e io, in quel periodo, mi ero quasi convinto ad acquistare un furgoncino dove vivere e avere lo spazio per trasportare le mie opere. Ma non avevo soldi per la macchina, né avevo la patente. Optai per la pittura che era la cosa più semplice da fare ed evidentemente mi ha portato fortuna. Poi negli anni ’70, a casa di un amico, scoprì per sbaglio un aerografo dimenticato in un cassetto. Di lì a qualche anno, sarebbe diventato importantissimo questo strumento sul mercato milanese. E io lo sapevo usare con un vantaggio incredibile rispetto a chi faceva il mio mestiere. Cominciai a lavorare nell’ambito dell’iperrealismo: un genere di pittura che tentava di rappresentare la realtà in una maniera ancora più bella rispetto alla fotografia. Mi chiesero di dipingere l'ultimo modello della macchina fotografica Olimpus, l' "Uovo Robot", in modo che sembrasse ancora più bello dell'oggetto stesso che era già un cult nel design.

 

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